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Alpini, un corpo di Pace

Dopo aver incarnato nelle due guerre mondiali il simbolo del corpo militare indomito e pronto a difendere la propria Patria, subendo e facendo subire patimenti di guerra,  gli Alpini hanno intrapreso un diverso percorso, allontanando i malesseri e le privazioni dovute alla difesa armata dei territori, trasformandosi in messaggeri di Pace. Il corpo militare ancora esiste, con 8 reggimenti, ed i suoi compiti sono di controllo, prevenzione e protezione.

Hanno saputo abbandonare la loro potenza guerriera, per divenire messaggeri di coesione, in pieno accordo col sentiment che lega tutti gli Europei, e ha fatto dimenticare i lutti, la povertà e gli stenti, portati dai conflitti.

Oltre 70 anni di pace sono un traguardo ambito che è nostro compito ampliare e allungare a dismisura. Gli Alpini lo sanno, e rivendicano, nelle loro adunate, la bellezza di poter pensare al divertimento e alla gioia di stare insieme, nella tradizione del corpo militare, dei suoi inni e della sua storia, dimenticando le armi e alzando i calici.

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Dopo un secolo l’odio fabbricato da pochi, che ha portato alla Grande Guerra, è stato sepolto, almeno sul fronte militare, spostando il contendere più su aspetti economici, di priorità, migrazione e potere, su questioni  di convivenza e negoziazione, ma, non neghiamolo, sono  ancora profonde le divergenze culturali e di approccio. Ora le bandiere italiane e austriache possono andare fieramente a braccetto, simbolo della diversità e comunione dei  conflitti da affrontare nei luoghi deputati alla gestione della polis, alla ricerca dei punti di contatto fra le diverse radici, su cui costruire un futuro auspichiamo sereno e prosperoso, senza pensare a vinti o vincitori, e seppellire vecchi rancori.

Il Trentino e l’Alto Adige sono state e sono  in prima linea in questo processo lento e tortuoso, spesso con sguardi e rigurgiti del passato e grandi slanci pro-futuro. Ma si sa, i processi di reciproca convivenza sono difficili e complessi, per fortuna siamo arrivati in parte a comprendere che dopo la guerra militare, prima o poi, col nemico, reale o presunto, ti ci devi sedere e fare pace. Molto prosaicamente, meglio farlo senza il passaggio militare, un prezzo troppo alto da pagare. Prosit!

Emanuela Corradini, Luigi Carnevali